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"Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto.

In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli" (Gv 15,7-8).

La nostra provincia

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Dal 1619, data di costituzione della Provincia, molte vicende hanno portato a ridisegnare ripetutamente la dislocazione delle comunità e le attività dei frati. Al presente la Provincia religiosa dei Frati Cappuccini del Piemonte è formata da circa 100 frati che vivono in 16 comunità distribuite nel Piemonte, nella Valle d’Aosta e nell’arcipelago di Capo Verde.

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Il 1600 - Esordio e sviluppo
Le radici della Provincia Monastica, di Frati Minori Cappuccini in Piemonte, non nascondono segreti di sorta perché sono la logica conseguenza di un progetto politico concluso con lo smembramento della Provincia "madre" di Genova nel 1619, per volontà del Duca di Savoia Carlo Emanuele I°. Le fu subito dato il titolo "Provincia della Santa Sindone", poi trasformato in quello di "Provincia di San Maurizio".Tuttavia l’insediamento dei Cappuccini in Piemonte risaliva a 80 anni prima, precisamente a Madonna di Campagna nel 1538; al momento della sua costituzione la Provincia poteva già contare 23 conventi. Inoltre, fin dal 1595 i Cappuccini erano già presenti nelle Valli Subalpine, inviati speciali di Papa Clemente VII e Carlo Emanuele I, ad arginare l’espandersi dei valdesi e calvinisti.

Nel 1635 sono pure chiamati a sostenere le missioni svizzere di Mesolcina e Calanca. Sempre in questo periodo svolgono anche delicati compiti di ambasciatore.

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Nel 1635 sono pure chiamati a sostenere le missioni svizzere di Mesolcina e Calanca. Sempre in questo periodo svolgono anche delicati compiti di ambasciatore.
L’eroismo dei "mirabili frati" piemontesi brilla nel periodo più tragico del Seicento, che va sotto il nome di "peste manzoniana", sul quale non è certo il caso di insistere. Basti dire che i documenti della loro attività benefica occupano una parte considerevole del volume III/2 delle Fonti Cappuccine, con numerosi contagiati e defunti. Il secolo si chiude con il bilancio estremamente positivo di 41 conventi e 555 religiosi.

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Il 1700  Nel XVIII secolo, all'anno 1761, la Provincia del Piemonte si presenta alla storia sempre con lo stesso numero di conventi, ma con la punta record di 786 religiosi.
Benché impegnati nel Piemonte e nella Svizzera, i Cappuccini Piemontesi si aprono alle missioni ad gentes e, in tempi diversi, forniscono elementi preziosi a Pernambuco (Brasile) e al Congo (1743). Si prestano, come cappellani militari, a Cremona (1735), durante la guerra contro la Spagna (1742) e nel periodo bellico: 1792-1793. Si sostiene che il Settecento, benché ricco quantitativamente, non lo sia stato spiritualmente in misura adeguata. Eppure la gloria più fulgida della Provincia cappuccina del Piemonte resta sant'Ignazio da Santhià.

Altri religiosi illustri di questo periodo sono Bernardino Roero da Asti (1686-1747), arcivescovo di Sassari e poi di Novara; Ludovico Therin-Bonesio da Torino (1705-80), vescovo di Bobbio e il ministro generale Bernardino Galateri da Saluzzo (1638-1710).

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Il 1800  Proprio all’alba di questo secolo gli Ordini religiosi subiscono la soppressione decretata dal Console Napoleone Bonaparte il 16 agosto 1802 ed eseguita il 1° settembre.

Seguono 13 anni di chiusura e i silenzio assoluto della storia. Nonostante ciò, a quasi ducento anni di distanza, il popolo continua a chiamare "I Capussin" i territori dove non esiste più né convento né chiesa. 

Il 20 ottobre 1815 i Cappuccini piemontesi possono di nuovo riunirsi liberamentenel convento di Torino - Madonna di Campagna. Le specifiche attività di questo secolo sono le cappellanie dell’Ospedale Mauriziano (1832) e del Forte di Fenestrelle (1835). In questo medesimo anno i Cappuccini si prodigano nell’assistenza dei colerosi che si ripeterà nel 1854.

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Però ciò che fa conoscere i Cappuccini piemontesi nel mondo è l’accettazione della missione dei Galla, nell’alta Etiopia (1846) guidata dal 1° Vicario Apostolico, il servo di Dio fra Gugliemo Massaja, il celeberrimo "Abuna Messias".
Altra Missione affidata alla Provincia di Piemonte è quella di Sofia e Filippopoli, retta dal 1° Vicario Apostolico fra Andrea Canova da Garessio e, subito dopo, da fra Francesco Domenico da Villafranca P.te, 1° presidente del parlamento bulgaro. Sempre in questo secolo vi sono altri Vescovi tra le fila dei Cappuccini piemontesi.Poco dopo la metà dell’Ottocento, quando i Cappuccini Piemontesi erano in pieno sviluppo con 28 conventi e 497 religiosi, interveniva il governo italiano presieduto dal Cavour a scompigliare attività e progetti, con la "Legge Rattazzi", approvata il 29 maggio 1855 ed eseguita il 1° gennaio 1867.

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Il 1900  Questo secolo è ancora caratterizzato dalle missioni ad gentes. Durante il suo provincialato, il venerabile fra Angelico Pittavino da None (1857-1953), in seguito eroico missionario in Eritrea ed Etiopia, offre alla Provincia lombarda due soggetti per il Brasile e l'Eritrea. Nel 1920 si chiudono definitivamente le Missioni svizzere di Mesolcina e Calanca. 

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Dopo la conquista dell'Etiopia da parte dell'Italia, nel 1936 vi si stabiliscono pure i Cappuccini del Piemonte, ai quali viene pure affidata la stazione missionaria di Addis Abeba e il governatorato omonimo. Ma la loro attività dura poco. Con l'entrata delle truppe inglesi nella capitale (aprile 1941) tutti i missionari italiani vengono rimpatriati. 

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Per soli tre anni resta sospesa questa attività. Il 22 settembre 1946 la S. Sede affida alla Provincia dei Cappuccini del Piemonte la Missione delle Isole del Capo Verde, dipendente dalla Segreteria di Stato del Vaticano. 

Questi accenni richiamano due personalità di spicco: i Vescovi Egidio Lanzo da Caraglio (1885-1873), missionario in Eritrea e parroco a Torino - Madonna di Campagna, Vescovo ausiliare di Sabina e Poggio Mirteto poi vescovo di Saluzzo; Leone Ossola da Caluso (1887-1951), parroco di S. Lorenzo e S. Ippolito a Roma, nominato Vicario Apostolico di Harrar (1937), poi amministratore apostolico, Vescovo  e "Defensor Civitatis" di Novara (1943).Le statistiche del Novecento offrono una vistosa parabola con punta massima, nel 1940, di 15 conventi e 184 religiosi, seguita da una costante diminuzione di luoghi e persone.

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12 maggio 2014

Con decreto del Ministro Generale fr. Mauro Jöhri la nostra Provincia viene soppressa e la stessa "sorte" avviene per la Provincia di Alessandria. In questa data nasce la nuova PROVINCIA DEL PIEMONTE che accoglie in sè i frati delle tue Province soppresse. Il Ministro Provinciale e il suo Consiglio sono eletti direttamente dalla Curia Generale di Roma.

L'inizio della nuova storia cappuccina nel Piemonte viene celebrato presso il Convento di San Nazzaro della Costa in Novara. Presente il Ministro Generale, il Consigliere per l'area italiana e numerosi Frati Cappuccini.

Il santo patrono scelto è sant'Ignazio da Santhià le cui spoglie riposano presso il Monte dei Cappuccini a Torino (sede della Curia della nuova Provincia).