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"Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto.

In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli" (Gv 15,7-8).

Sant'Ignazio da Santhia'

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ignazioLorenzo Maurizio, il futuro fra Ignazio, nasce il 5 giugno 1686 a Santhià (Vercelli), quarto dei sei figli dell'agiata famiglia di Pier Paolo Belvisotti e Maria Elisabetta Balocco. Rimasto orfano del padre a sette anni, è affidato dalla madre al pio e dotto sacerdote don Bartolomeo Quallio, suo parente, che ne segue la formazione.

Sentendosi chiamato al sacerdozio, dopo le scuole primarie nella città natale, nel 1706 Lorenzo Maurizio passa a Vercelli per gli studi filosofici e teologici. Ordinato sacerdote nell'autunno del 1710, è scelto come cappellano-istruttore dalla nobile famiglia Avogadro. In questi primi anni di sacerdozio partecipa con i Gesuiti nella predicazione delle missioni al popolo, conoscendo così il suo futuro direttore spirituale, il padre gesuita Cacciamala. Viene anche nominato Canonico rettore dell'insigne Collegiata di Santhià e parroco della parrocchia di Casanova Elvo (VC), di cui godevano il giuspatronato i nobili Avogadro.

Dopo aver rinunciato ai due incarichi e ai benefici connessi, si presenta al Monte dei Cappuccini e chiede di essere ammesso alla vita conventuale. Il 24 maggio 1716 entra nel convento-noviziato dei Cappuccini di Chieri (Torino) e assume il nome di fra Ignazio da Santhià con l'intenzione di essere un futuro missionario. La sua fermezza nel tendere alla perfezione, l'osservanza piena, premurosa, spontanea e gioiosa della vita cappuccina, attirano l'ammirazione anche dei più anziani religiosi del noviziato. Dopo i primi anni di vita in fraternità (trascorsi a Saluzzo, a Chieri e a Torino, sul Monte dei Cappuccini), dall'agosto 1731 viene nominato maestro di noviziato nel convento di Mondovì (Cuneo). In tredici anni di servizio e testimonianza, Ignazio offre alla Provincia monastica del Piemonte ben 121 nuovi frati, alcuni dei quali moriranno in fama di santità.
In seguito ad un atto di generosa eroicità (chiede al Signore la "grazia" di subire la grave oftalmia e le sofferenze del suo ex-novizio Bernardino Ignazio dalla Vezza, impedito di continuare nell'attivita' missionaria in Congo), nel 1744 deve rinunciare all'incarico e ritirarsi per cure nel convento-infermeria di Torino-Monte.
Per le richieste dei Sovrani e dei superiori segue, come cappellano-capo, l'esercito del re di Sardegna Carlo Emanuele III, in guerra contro le armate franco-spagnole (1745-1746), per assistere i militari feriti o contagiati negli ospedali di Asti, Alessandria e Vinovo. Terminata la guerra, la fraternità del convento del Monte dei Cappuccini di Torino lo accoglie nuovamente per gli ultimi 24 anni della sua vita (1747-1770). Con una generosità senza misura e con umile e intensa carica spirituale, fra Ignazio divide la sua attività tra il convento e la città di Torino: predica settimanalmente agli altri confratelli, è disponibile per il ministero della riconciliazione e, nonostante la non più giovane età e le gravi malattie, percorre le vie della città per incontrare di casa in casa poveri e ammalati -che attendono il conforto della sua parola e della ormai celebre benedizione del "santo del Monte"- risalendo poi con fatica la collina per ritornare in convento. Contemporaneamente su di lui si accentra anche la venerazione dei più distinti personaggi del Piemonte: dai regnanti all'arcivescovo di Torino, Giovanni Battista Roero, al primo vescovo di corte, il cardinale Vittorio Delle Lanze; dal gran cancelliere Carlo Luigi Caisotti di Santa Vittoria, al Sindaco della città. Padre Ignazio trascorre gli ultimi due anni nell'infermeria del suo convento, continuando a benedire, a confessare, a consigliare quanti a lui ricorrono con fiducia. La sua vita appare ormai assorbita e trasformata in quel Crocifisso che egli non sa allontanare dal suo sguardo, nell'Eucarestia che adora con devozione. Il 22 settembre 1770, festa di san Maurizio, patrono suo e della Provincia cappuccina del Piemonte, fra Ignazio muore serenamente nella sua cella, all'età di 84 anni.
La fama di santità e i numerosi prodigi attribuiti alla sua intercessione inducono ad avviarne immediatamente il processo di canonizzazione.

Dopo la causa ordinaria, nel 1782 viene introdotto il processo apostolico che, a motivo della Rivoluzione Francese e delle soppressioni degli Ordini religiosi nell'Ottocento, subisce continui rallentamenti e interruzioni. E se fin dal 19 marzo 1827 Leone XII riconosce l'eroicità delle virtù di fra Ignazio da Santhià, solo il 17 aprile 1966 (dopo oltre un secolo di quasi totale silenzio e dopo la valutazione positiva di due miracoli ottenuti per sua intercessione a Busca e a Revello) Paolo VI può procedere alla sua solenne beatificazione. Nell'omelia sottolinea che "il suo titolo di perfezione, potremmo dire, non è la singolarità, ma la normalità...un uomo semplice e accessibile, ma quanto ribelle allo spirito del mondo, quanto con se stesso povero e austero! Un religioso "tutto-fare", perchè appunto ogni momento della sua vita francescana ed ogni manifestazione della sua attività apostolica dimostrano questa versatilità per ogni interna ed esterna virtù, che lo può rendere a tutti esemplare".

Papa Giovanni Paolo II ne proclama la santità il 19 maggio 2002, domenica di Pentecoste, affermando nell'omelia che "Ignazio da Santhià è stato padre, confessore, consigliere e maestro di molti - sacerdoti, religiosi e laici - che nel Piemonte del suo tempo ricorrevano alla sua guida saggia e illuminata. Egli continua ancora oggi a richiamare a tutti i valori della povertà, della semplicità e della autenticità di vita".

Le reliquie di Sant'Ignazio da Santhià sono venerate nella Chiesa del Monte dei Cappuccini in Torino.

 

Il 12 maggio 2014 è stato scelto come patrono della nuova Provincia del Piemonte

(nata dalla fusione delle due province piemontesi: Alessandria e Torino)

La sua videobiografia

Cardinal Guglielmo Massaja

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Guglielmo Massaja (al secolo Lorenzo Antonio), servo di Dio.

Nacque l'8 giugno 1809 nella frazione La Braja di Piovà d'Asti, ora Piovà Massaja, trascorse l'adolescenza sotto la guida del fratello Guglielmo, parroco di Pralormo (1821-23), frequentò il Collegio Reale di Asti come seminarista (1824-26) poi, il 6 settembre 1826, indossò il saio cappuccino a Madonna di Campagna presso Torino, cambiando il nome di battesimo in quello del fratello sacerdote.

Angelico da None

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Angelico da None (al secolo Matteo Pittavino), venerabile.
Nacque a None (Torino), primo di otto figli, il 28 maggio 1875, da Andrea e da Francesca Valentino, agricoltori. Educato cristianamente, fu ragazzo di spiccata intelligenza e diligenza, e, tuttavia, vivacissimo di temperamento incline all'impulsività. La sua vocazione religiosa fu contrastata dal padre, che gli rispondeva: "Prete, sí, frate, no!".